L'articolo
"Gruppi di parola per figli di genitori separati" parla
di:
·
I figli della separazione
·
Ricostruzione dell'esperienza in gruppo
·
Interazione del gruppo con i genitori
Introduzione
Negli ultimi anni mi sono occupata prevalentemente della famiglia in crisi,
attraverso le consulenze di parte, gli incontri protetti e la mediazione
famigliare.
Di fatto lavorando con gli adulti mi sono resa conto che, in Italia, non esiste
uno spazio dedicato ai figli che vivono questa particolare fase critica della
famiglia.
Mi sono così incuriosita ai "Gruppi di Parola".
Il Gruppo di Parola è una recente opportunità rivolta a un
gruppo di bambini dai 6 ai 12 anni che si possono confrontare
tra loro rispetto alla separazione dei loro genitori.
In Francia, in Belgio, in Scozia, in Quebec i gruppi tra figli di separati sono
iniziative che da anni i Servizi Sociali utilizzano, in Italia questo tipo di
intervento è stato introdotto dal Servizio di Psicologia clinica per la coppia
e la famiglia dell'Università Cattolica di Milano, dalla professoressa Costanza
Marzotto e dal professor Cigoli e loro collaboratori.
Ho così partecipato a una formazione specifica, e di recente ad un
aggiornamento sugli adolescenti, con Marie Simon dell'École des Parents di Lyon
e Costanza Marzotto, rivolta ad operatori provenienti da varie parti di Italia
che ha permesso la diffusione di questo strumento anche in altre zone del
nostro paese.
In un Gruppo di Parola i bambini possono avere uno spazio tutto per loro
per parlare dei loro vissuti rispetto alla separazione. Separazione
che può essere più o meno recente. Come spiega il volantino che
pubblicizza questo strumento:
I figli sono coinvolti nella separazione dei loro genitori.
Non sanno bene come esprimere la rabbia, la tristezza, i dubbi, le difficoltà
che incontrano per la separazione di papà e mamma. A volte non sanno con chi
parlarne...
Attraverso il gruppo possono:
- Esprimere ciò che i figli vivono attraverso la parola, il disegno, i giochi
di ruolo, la scrittura...
- Avere delle informazioni, porre delle domande...
- Mettere parola su sentimenti, inquietudini, paure...
- Uscire dall'isolamento e trovare una rete di scambio e di sostegno, tra
pari...
- Trovare dei modi per dialogare meglio con i genitori, per vivere meglio i cambiamenti,
la riorganizzazione familiare, il passaggio da un genitore all'altro...
- Affrontare tematiche importanti e molto serie in un ambiente accogliente, per
un tempo limitato, con il consenso dei due genitori, con l'aiuto di
professionisti esperti nell'ascolto dei bisogni dei bambini che vivono in
famiglie divise o in famiglie ricomposte.
I genitori devono chiedere congiuntamente l'iscrizione per il figlio,
accompagnarlo ai quattro incontri
previsti e partecipare insieme,
possibilmente, all'ultima ora del quarto incontro. Al termine degli incontri
possono
chiedere un colloquio gratuito congiunto con il conduttore del gruppo.
Ormai ho condotto diversi Gruppi di Parola, sia privatamente che per un
consultorio privato, e con l'esperienza riesco ora ad essere più elastica
rispetto al canovaccio delle attività e degli strumenti che si prepara prima di
ogni nuovo gruppo.
I quattro INCONTRI
previsti seguono un filo logico che permette ai
bambini, attraverso strumenti opportunamente predisposti, di chiarirsi le idee
rispetto alla separazione e di confrontarsi sui sentimenti e sulle sofferenze
provate.
Si predispongono disegni, stimoli, libri, vignette che li
possano aiutare ad esprimersi in base alla loro età.
Prima degli incontri i genitori hanno avuto un colloquio con le
conduttrici (in Italia si preferisce la co-conduzione, mentre il modello
originario francese prevedeva un solo conduttore), durante il quale è stato
loro spiegato come si svolgeranno gli incontri e nel quale si chiede anche la
loro partecipazione all'ultima ora dell'ultimo incontro.
Già da questo primo colloquio si possono ricavare numerose informazioni sia
sulla situazione famigliare, sul momento della separazione, sia sulle dinamiche
relazionali tra i due genitori (direi che ovviamente è molto significativo
quando un genitore firma l'assenso all'iscrizione al gruppo ma non si presenta
al colloquio o all'ultima ora).
Il mio primo gruppo era composto da soli quattro bambini (numero
minimo per attivare un gruppo):
S, 11 anni
N, 10 anni
M, 8 anni
Ma, 7 anni; la più piccola e l'unica femmina.
PRIMO INCONTRO
Durante il primo incontro i bambini fanno conoscenza tra loro mentre
disegnano i loro nomi e le cartelline di cartoncino che custodiranno tutti i
loro lavori.
Ma non vuole dire come si chiama e proviamo ad indovinare, finché
non scrive il suo nome sull'adesivo che ogni bambino, e le conduttrici,
attaccano sulla maglietta.
La bambina è molto silenziosa, ascolta attentamente le chiacchiere degli altri
ma non interviene. Gli altri bambini si raccontano della scuola e di cosa
stanno studiando in questi giorni. Due di loro si conoscono già perché
frequentano la stessa parrocchia.
Dopo una decina di minuti le conduttrici invitano i bambini a sedersi
nell'angolo morbido della stanza, sui cuscini, e chiedo: "Perché siamo
qua?".
Questa domanda aprirà ogni nostro incontro e la ripetizione di altri piccoli
riti durante l'incontro aiuta i bambini a sentirsi contenuti e a prevedere cosa
succederà successivamente.
Rispondono i più grandi: "perché abbiamo i genitori separati"
e i più piccoli confermano annuendo con la testa. Dicono di non parlare mai
della separazione neanche con altri compagni con genitori separati.
Spiego le regole del gruppo (ci si ascolta, non si ride a
quello che dicono gli altri, quello che viene detto è "confidenziale"
e le conduttrici non lo racconteranno a nessuno uscite da lì) e con l'aiuto
degli Emoticon (delle figure di un cagnolino che esprime diverse emozioni)
sparsi sul tappeto ci raccontano come si sentono adesso.
Partecipano tutti attivamente, anche Ma attraverso le
figure si sente più libera di dire cosa prova, tutti i bambini dichiarano di
essere contenti di essere venuti al gruppo.
Nominando il gruppo, accennano alla loro situazione famigliare, così iniziamo a
disegnare, mentre loro parlano, il "cartellone delle case" e
si confrontano sulle loro diverse situazioni.
Attraverso il cartellone si rendono visibili le diverse situazioni: chi vive
solo con la mamma, mentre il papà vive con i nonni, chi vive con i nonni con il
papà da solo in un'altra casa, chi ha fratelli, chi un nuovo compagno della
mamma o del papà.
I bambini si stupiscono di vedere che esistono tante case diverse.
Approfittiamo del loro momento di riflessione per fare un brainstorming sul
tema della "separazione". Al termine della prima ora facciamo una
pausa per fare la merenda, durante la quale non staccano completamente ma,
oltre a raccontarci un po' della loro vita, riprendono il concetto di
separazione.
Terminata la merenda, le conduttrici invitano i bambini a sedersi intorno al
tavolo (dove si svolgono le attività più legate a carta e pennarelli) e
partendo dalle parole del brainstorming e dalle frasi di ciascuno di loro, costruiamo
una storia che poi stamperemo e metteremo nella cartellina.
Nella storia i bambini raccontano di un bambino che aveva i genitori
separati e che sperava che un giorno potessero tornare insieme a fare le
vacanze come una volta.
Ci salutiamo sui cuscini, chiedendo loro di portare per la prossima volta un
oggetto per loro significativo.
SECONDO
INCONTRO: LA SCATOLA DEI SEGRETI
Mentre aspettiamo l'arrivo di tutti, disegniamo le cartelline e parliamo
della scuola. Ora che i bambini si conoscono riescono a parlare di più tra
loro, i più grandi lasciano a Mail tempo di rispondere.
Sui cuscini ripetiamo le regole, spieghiamo che all'ultima ora dell'ultimo
giorno verranno i genitori e facciamo vedere la "scatola dei segreti".
La scatola dei segreti conterrà i pensieri che loro non si sentiranno di dire
ad alta voce davanti a tutti e i bigliettini verranno letti ai genitori
nell'ultimo incontro.
Dopo l'espressione dei loro stati d'animo con gli Emoticon (sempre molto
positivi), chiediamo di mostrarci l'oggetto che hanno portato: i piccoli si
sono dimenticati ma raccontano cosa avrebbero portato.
S. e N. hanno portato una coppa e una medaglia
vinta nel loro sport, M. racconta che avrebbe portato un
pallone e Ma. dice che voleva portare una fotografia del suo
saggio di danza. I bambini si perdono un po' a parlare dei loro sport,
facendoci capire che queste attività sono una parte importante della loro vita.
Con fatica riusciamo a riportarli al tema del nostro
incontro e cerchiamo di fare insieme il cartellone su "cosa possono
decidere i bambini": hanno situazioni molto diverse (padri lontani,
altri visti poco, altri molto vicini ...) e i bambini si confrontano sul fatto
che alcuni di loro hanno più possibilità di decidere rispetto ad altri.
Riflettiamo sul fatto che essere più grandi aiuta anche ad essere più
indipendenti e distinguiamo quello che si desidera da quello che si può fare
davvero nella realtà.
Nella pausa per la merenda si distraggono girando per la stanza e mangiando
in modo un po' compulsivo tutte le merendine che ci sono.
Spontaneamente terminata la merenda si siedono al tavolo e proponiamo loro il
"volto da completare": su un foglio bianco una sagoma di un
volto senza espressione sormontato da un fumetto vuoto è da completare pensando
a "cosa ho pensato quando ho saputo che i miei genitori si separavano".
Mentre disegnano i bambini parlano di quei momenti.
Tutti i volti sono tristi e nel fumetto vengono scritte soprattutto domande:
"perché?", "cosa è successo?", "perché
avete litigato?", "non farete più pace?".
Tornati sui cuscini leggiamo un libretto scelto da loro sulla non
responsabilità dei bambini nelle decisioni dei genitori. Leggendo la storia
tutti i bambini sono d'accordo che loro non c'entrano niente con quello che
hanno deciso i loro genitori.
Ci salutiamo e chiediamo di portare una foto per la prossima volta.
TERZO INCONTRO: LETTERA PER MAMMA E PAPA’
Il momento dei disegni delle cartelline è molto sereno e amichevole, i
bambini si preoccupano di Ma. che è in ritardo.
Chiediamo sui cuscini "perché siamo qui?", ma nessuno questa
volta ha voluto rispondere.
Con gli Emoticon esprimono sentimenti di preoccupazione senza riuscire a dirne
il motivo e ci mostrano le foto che hanno portato.
Tutte le foto ritraggono la loro famiglia prima della separazione,
compleanni o vacanze in cui erano tutti insieme.
Ci dicono di aver raccontato a casa cosa facciamo e di aver fatto domande (M. in
particolare sembra particolarmente confuso, non sa da quanto tempo i suoi
vivono separati e forse confonde gli anni ...).
Finiamo la lettura della storia della volta scorsa sui cuscini e ricordiamo che
c'è la scatola dei segreti, ma tutti ci dicono di non avere segreti o cose che
non riescono a dire al gruppo (la scatola resterà vuota).
Durante la merenda hanno mangiato con più voracità del solito, tanto che
abbiamo dovuto togliere dal tavolo le merendine che erano in più.
In questo incontro è prevista una delle attività principali: la lettera
per i genitori.
I bambini a turno dettano una frase ad un altro bambino, questo permette loro
di rimanere anonimi e di rivolgersi come gruppo al gruppo dei genitori.
Sottolineano il voler parlare e chiarire la situazione per capire meglio.
Ci salutiamo sui cuscini.
Ci tengono che ci siano entrambi i genitori all'ultima ora, ma spieghiamo che
qualcuno potrà non venire per problemi di lavoro.
QUARTO INCONTRO: MAMMA E PAPA’ RISPONDONO
Mentre disegnano le cartelline sono tutti molto agitati e nervosi.
Attraverso gli Emoticon emerge il fatto che sono tesi perché è la prima
occasione in cui i genitori insieme parlano di questo argomento.
Facciamo le fotocopie dei loro disegni e prepariamo due cartelline con i loro
lavori da consegnare ai genitori.
I bambini al contrario delle altre volte non parlano molto, lavorano in
silenzio, e le conduttrici provano a dare voce ai loro sentimenti dicendo che
immaginano che siano emozionati per l'arrivo dei genitori e anche felici di
mostrare loro tutto quello che hanno fatto e hanno pensato.
La pausa per la merenda è breve, con i bambini che si affacciano alla porta per
vedere quali genitori sono già arrivati.
Con un po' di imbarazzo nella stanza entrano i genitori (mancano il padre
di M. e diMa.);
ritardano quelli di S. che arrivano insieme. Il padre di N. chiaramente
molto scocciato, dice ad alta voce che questo incontro è una buffonata.
I genitori si siedono in cerchio sulle sedie predisposte dai bambini, che
si siedono sui cuscini e a turno leggono una frase della loro lettera. Al
termine della lettura, mentre soprattutto le mamme, ma anche i due papà, si asciugano
gli occhi, le conduttrici distribuiscono ai genitori dei foglietti su cui scrivere
le risposte alla lettera. Viene ricordato che è il gruppo dei bambini che
ha parlato e al gruppo ci si deve rivolgere.
I genitori si dichiarano disponibili al confronto e al dialogo e si concentrano
molto nelle risposte (mettendoci 10 minuti), i bambini rimangono tutto il tempo
molto attenti e silenziosi.
Le conduttrici leggono quello che è stato scritto. Il padre di N. si
dimostra molto polemico e il figlio è dispiaciuto quando riconosce la risposta
del padre tra quelle che leggiamo.
Entrambi i genitori di S. si lasciano la possibilità di
tornare insieme.
In questa ultima ora il clima è molto commovente, le emozioni hanno il
sopravvento, ma i bambini sono riusciti a dimostrare una grande discrezione nei
confronti dei genitori, spesso dimostrandosi anche più maturi di alcuni di
loro.
Questa ora permette la condivisione di tutto il lavoro fatto, i genitori percepiscono
la fatica dei figli e grazie all'anonimato sia per i figli che per i
genitori hanno tutti potuto dire e sentirsi dire cose indicibili senza doversi
esporre.
Abbiamo sottolineato che se i bambini fanno domande è un bene, più hanno le
idee chiare e più sono sereni.
I bambini consegnano le cartelline e spiegano ai genitori ogni disegno. N. abbraccia
in un unico abbraccio i genitori e la madre piange.
Consegniamo l'attestato di partecipazione e ci salutiamo.
Bambini e genitori si dichiarano molto contenti di questa breve esperienza e
domandano se è possibile fare ulteriori incontri.
Tutti i genitori chiedono un successivo colloquio individuale.
DIFFICOLTA’
INCONTRATE
Soprattutto nel primo gruppo la mia più grande difficoltà è
stata quella di riuscire ad essere abbastanza elastica da seguire
gli argomenti tirati fuori dai bambini, senza permettere loro di divagare
troppo e senza perdere di vista l'obiettivo dell'incontro.
Avere in mente i diversi strumenti possibili e utilizzarli al momento opportuno
è faticoso.
La co-conduzione permette meglio di seguire tutti i bambini e di usare gli
strumenti adatti, soprattutto quando c'è una buona sintonia tra le conduttrici.
Inoltre riuscire a far parlare ogni bambino, da quello più lento ad esprimersi
a quello che cerca di parlare d'altro per non doversi troppo confrontare con
sentimenti di sofferenza, era l'obiettivo che ci eravamo prefissate prima
dell'inizio del gruppo.
CONCLUSIONI
Il gruppo ha permesso ai bambini di non sentirsi soli e di esprimere i
propri sentimenti anche di rabbia verso i genitori senza sensi di colpa.
Anche se questo intervento breve non è un intervento terapeutico,
ma di sostegno, può avere degli effetti terapeutici anche per il solo fatto che
i genitori "insieme" hanno pensato che questa esperienza potesse
essere utile per il loro figlio e "insieme" hanno poi partecipato all'ultima
ora. Anche in soli quattro incontri è
molto facile percepire i bambini che sono in maggiore difficoltà rispetto alla
separazione dei genitori.
Credo che sia davvero possibile poter pensare ad un intervento un po' più
lungo (magari otto incontri)
senza per questo farlo diventare un gruppo permanente. Alcuni bambini hanno
bisogno di più tempo per entrare in confidenza ed esprimersi e i temi e le
curiosità che ruotano intorno alla loro situazione non si riescono ad
affrontare tutti con la dovuta calma in quattro incontri.
Il fatto di conoscersi già, o di frequentare altri luoghi insieme, permette
loro, secondo me, di portarsi dietro più cose di questa esperienza, permette di
portarle "fuori".
Dopo aver conosciuto anche tanti altri bambini penso che sia più utile per il
gruppo, quando possibile, che le età e le situazioni famigliari siano diverse,
in modo da favorire il confronto.
In più di un'occasione alcuni genitori non hanno chiesto il colloquio
finale (ed in genere erano quei genitori che ne avrebbero avuto più bisogno),
ho quindi deciso di rendere il colloquio finale "obbligatorio" e non
più facoltativo. Sta poi al singolo genitore riuscire a cogliere le difficoltà
ed eventualmente a pensare ad un altro tipo di intervento per sé o per il
figlio.
Nel nostro paese gli interventi si rivolgono ai genitori attraverso un
percorso giuridico condotto dagli avvocati e dai consulenti di parte nei casi
in cui la separazione sia particolarmente conflittuale e si arrivi ad una CTU
richiesta dal Tribunale, oppure vengono previsti momenti di supporto da parte
dei servizi nelle situazioni più problematiche o la mediazione familiare.
Di fatto i bambini, se vengono ascoltati, vengono ascoltati solo
marginalmente, e anche se ormai ognuno di loro in classe ha numerosi compagni
nella stessa situazione, di fatto, da quello che mi raccontano i bambini, non
ne parlano ancora direttamente.
I Gruppi di Parola sono a mio avviso uno strumento molto ricco,
che permette in poco tempo di affrontare tematiche anche difficili e
impegnative, e che permette un aggancio con la famiglia che può rivelarsi
bisognosa di un supporto più completo e continuativo nel tempo.
Dott.ssa Francesca Emili
BIBLIOGRAFIA
o Canziani S., "I figli dei divorzi difficili", Sellerio,
Palermo, 2000
o Cigoli V., "Psicologia della separazione e del divorzio",
Il Mulino, Bologna, 1998
o Emery R., "La verità sui figli e il divorzio", Franco
Angeli, Roma, 2008
o Marzotto C., "Appartenere alle due stirpi: I gruppi di parola per
figli di coppie separate", in "Studi interdisciplinari sulla
famiglia", XXII, pp 342-357, 2007
o Parkinson L., "La mediazione familiare. Modelli e strategie
operative", Erickson, Trento, 2003
o Vegetti Finzi S., "Quando i genitori si separano", A.
Mondadori, Milano, 2005
o Winnicott D. W., "I bambini e le loro madri", Raffaello
Cortina, Milano, 1989