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mercoledì 10 febbraio 2016

Gruppi di parola: il bisogno di essere ascoltati.

I "Gruppi di Parola"si sono diffusi in Italia di recente, grazie al gruppo di professionisti del Centro di Ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia dell'Università Cattolica di Milano, diretto dalla prof.ssa Eugenia Scabini. Nascono quindi dalla ricerca negli altri Paesi di "buone prassi" di ascolto e supporto dei minori che stanno vivendo la separazione dei propri genitori.
Dopo varie ricerche, in Canada è stato individuato il modello a cui ispirarsi: si tratta dei "Groupe confidences"organizzati da Lorraine Filion presso il Tribunale di Montreal, per dare spazio alla parola dei figli di genitori separati che ricorrevano al giudice. Per evitare il rischio della banalizzazione dell'evento separativo, la mediatrice canadese ideò questo intervento dalla forte valenza preventiva, dove erano affrontati i rischi, le ferite, la fatica presenti nella vita pratica e nell'esperienza emotiva dei figli di separati.
I Gruppi di Parola si possono definire un "luogo" e un "tempo" offerto ai figli di genitori separati, affinché questi abbiano la possibilità di accedere ad una loro narrazione dei fatti dolorosi legati al divorzio. Si tratta di un'esperienza in cui il minore può costruire liberamente una rappresentazione verbale dell'esperienza del conflitto vissuto quotidianamente, può dar voce ai suoi desideri e reperire con l'aiuto del gruppo di pari e con la guida protettiva del conduttore, strategie possibili per gestire le relazioni all'interno del suo sistema familiare in cambiamento.
Accanto alla mediazione, rivolta in particolare alla coppia genitoriale, i Gruppi di Parola sono una risorsa specifica per accompagnare i figli in questo momento di transizione: entrambe queste risorse rappresentano dei fattori protettivi affinché un evento critico come la separazione, non diventi un dramma.

Parlo di questa iniziativa con grande passione, dopo aver avviato a Padova negli ultimi due anni sette gruppi di bambini. Ma vediamone in dettaglio in cosa consistono
Secondo il modello "milanese" il Gruppo di Parola permette infatti lo scambio e il sostegno tra bambini dai sei ai dodici anni (suddivisibili in gruppi dai sei ai nove anni e dai nove agli undici anni) accomunati dall'esperienza della separazione dei propri genitori.
Il percorso è strutturato in quattro incontri di due ore ciascuno con cadenza settimanale (si mantiene lo stesso giorno della settimana con lo stesso orario) e all'ultima ora dell'ultimo incontro vengono invitati (con invio di lettera personale) entrambi i genitori per "raccontare" attraverso la lettura del "Letterone" di gruppo quanto è emerso negli incontri precedenti (i contenuti vengono scritti sotto forma anonima attraverso semplici frasi o domande rivolte ai genitori). Il numero dei partecipanti non dev'essere troppo elevato, affinché il dialogo non risulti né troppo personale, né troppo dispersivo (si va dai quattro agli otto partecipanti).

Ogni appuntamento di gruppo è scandito da momenti rituali e prevede un momento preliminare in cui si accolgono i bambini, in attesa che arrivino tutti i partecipanti; Le varie fasi del gruppo prevedono un esordio, la proposta dell'attività principale, una breve pausa con la merenda (proposta e offerta come sorpresa dal conduttore del gruppo) a cui seguono altre attività, collegate al tema proposto nella prima parte e infine un congedo.
L'avvio, l'interruzione, il congedo seguono dei rituali ben precisi per offrire sicurezza agli elementi del gruppo, che pur non conoscendosi entrano in confidenza già dai primi istanti di presentazione: l'aver vissuto esperienze simili crea una connessione tra loro difficilmente spiegabile a parole, ma che li rende compagni e solidali tra loro, al di là delle simpatie/antipatie individuali.
Le tematiche proposte sono numerose e possono variare (molto spesso è così) in base a quanto emerge nel primo incontro di conoscenza: il senso di responsabilità verso la separazione dei genitori, il conflitto, la relazione con il genitore non coabitante, i nuovi compagni dei genitori, i nuovi fratelli, la nuova posizione del figlio nella geografia famigliare, cosa significa che i genitori non sono più coppia ma genitori per sempre...tutte frasi che loro sentono, ma di cui molto spesso non capiscono il reale significato.
Questi temi vengono trattati in modo flessibile, in base ai bisogni che emergono da quel determinato gruppo: per questo motivo viene raccomandato, durante la formazione per conduttori, di avere più strumenti accuratamente preparati in modo da poter gestire la scelta dello strumento in base alla valutazione del momento (lavorare con i bambini porta con sé sempre una dose di imprevedibilità). Si utilizzano il disegno, il collage, i cartelloni, i burattini, i libri illustrati, i giochi di ruolo ma come già detto la parola è la risorsa principale: parola che si fa condivisa (nel confronto di gruppo), che si fa riservata (nella scatola dei segreti) e parola che può rimanere ancora silenzio.
La preoccupazione del conduttore è quella non solo di permettere l'enunciazione del fatto e del sentimento che lo accompagna, ma di aiutare il gruppo ad individuare strategie di fronteggiamento nel quotidiano, delimitando cosa compete ai figli e cosa agli adulti coinvolti.
A questo proposito, al termine dei quattro incontri rivolti ai bambini, viene proposta a ciascuna coppia genitoriale la possibilità di incontrare il conduttore/le conduttrici del gruppo, per un confronto su come il proprio figlio ha vissuto gli incontri, se è cambiato qualcosa nel rapporto con i genitori (solitamente i genitori raccontano che il primo effetto del gruppo si manifesta nella gran quantità di domande che il bambino comincia a fare già dopo il primo incontro) e solitamente emergono anche le loro difficoltà di adulti nel gestire il legame genitoriale.
Dall'esperienza si è visto poi che più di qualche coppia, sollecitati dal percorso fatto dal loro bimbo, ha richiesto degli incontri di mediazione per essere sostenuti nel compito genitoriale, che ben sappiamo di difficile gestione dopo aver interrotto il legame coniugale.
Quest'ultimo incontro con il conduttore è ovviamente liberamente proposto e compreso nel contributo richiesto per l'iscrizione al Gruppo di Parola: si è visto che i genitori accolgono con piacere l'invito all'incontro individuale finale, come naturale conseguenza dell'autorizzazione richiesta per l'iscrizione del figlio. Si sono presentati in questi anni solo rari casi in cui i due genitori hanno richiesto un incontro individuale, separatamente dall'ex coniuge.
"Iscrivere il proprio figlio ad un Gruppo di Parola è per lui un'opportunità per vivere meglio le trasformazioni che attraversano la famiglia": questa è la frase di Marie Simon. Con questo proclama iniziale, si invitano i genitori, pur divisi e talvolta in aperto conflitto, a prendere un'iniziativa congiunta (ma non per nulla scontata anche nell'affidamento condiviso) firmando la scheda di iscrizione.
I bambini che stanno vivendo questa trasformazione della propria famiglia, spesso raccontano che la testa è ingombra di preoccupazioni per quello che succede a casa e non hanno spazio per ascoltare e per fare le "cose" della loro età: sentono parlare di avvocati e di tribunale e non capiscono cosa cambierà nella loro vita.
E se i genitori pensano che i figli "siano rimasti fuori dal conflitto" o che non sappiano, è vero invece che questi recepiscono le vicende dei "grandi" e sostituiscono le informazioni reali, che il più delle volte non vengono fornite, con delle fantasie che molto spesso comprendono la responsabilità del bambino stesso: il senso di colpa è purtroppo frequente e doloroso.
Troppo spesso il disorientamento che travolge i bambini in questa lunga fase di trasformazione delle relazioni familiari, si accompagna ad una grande solitudine: non sanno bene come esprimere la rabbia, la tristezza, i dubbi, le difficoltà che incontrano per la separazione di mamma e papà e non sanno con chi parlarne.
Partecipare ad un Gruppo di Parola permette ai bambini di esprimere ciò che vivono: emozioni, dubbi, timori, fantasie, preoccupazioni che occupano la loro mente impedendo di vivere il loro tempo di bambini. La condivisione tra bambini permette di far uscire il singolo bambino dall'isolamento, affrontando tematiche di fondamentale importanza in un ambiente accogliente che permetta di "nominare" l'evento della separazione, che in questo modo viene decifrato e ridimensionato.
Le finalità dell'intervento mirano a fornire ai bambini e ai loro genitori competenze utili per facilitare la comunicazione e la risoluzione dei problemi connessi alla separazione, offrire un ambiente sicuro in cui poter parlare dei loro pensieri, sentimenti, dubbi e raccontare le loro esperienze e imparare ad affrontare le situazioni difficili a seguito della nuova riorganizzazione familiare.


Dare parola ai figli, rappresenta un passo verso la soggettivazione del bambino con il conseguente miglioramento della sua autostima: da oggetto passivo nelle mani dei genitori, può sperimentare nel gruppo una posizione più attiva e mettere in movimento risorse proprie e della sua famiglia, per convivere al meglio con la propria realtà complessa.
In conclusione, la partecipazione ad un Gruppo di Parola non modifica magicamente il contesto quotidiano dei bambini, né suggerisce una prassi di comportamento.
Semplicemente e "potentemente" offre un'occasione al bambino per riconoscere le proprie emozioni, i propri sentimenti, i dubbi, le speranze, le risorse presenti dentro di lui e nell'ambiente in cui vive e per nominare le difficoltà di tutti i giorni, attrezzando così i partecipanti affinché ciascuno, forte dell'esperienza di gruppo vissuta, scopra soluzioni praticabili nel suo contesto familiare, riavviando o consolidando la comunicazione all'interno della propria famiglia.
Concludo riportando le parole di E. Scabini sull'importanza che riveste l'ascolto del minore per tutto il sistema famiglia che è alla ricerca di un nuovo equilibrio:

"Proprio a partire dalla domanda del figlio, la coppia oggi fragile e mossa prevalentemente dal diritto individuale di appagamento e in difficoltà a rispondere adeguatamente alle proprie responsabilità generative, può trovare forza e motivi di una rinnovata alleanza genitoriale. Partire dalla domanda del figlio, dal suo interrogare la coppia e la storia familiare che la precede è il vero antidoto alla parentificazione, soluzione quasi inevitabile se ci si affanna a "normalizzare" le ferite preoccupandosi solo del rapporto tra il singolo genitore e il singolo figlio, saltando per così dire il legame di coppia."

http://www.genitoripersempre.it/Convegni-e-Incontri/il-bisogno-di-essere-ascoltati-la-nuova-risorsa-dei-gruppi-di-parola.html

martedì 2 febbraio 2016

L'APPETITO VIEN MANGIANDO

L’appetito vien mangiando.
Prendersi cura di se stessi, un concetto semplice per alcuni ma difficile per altri. Ci sono diversi modi attraverso cui una persona può prendersi cura di sé: ad esempio curando il proprio aspetto fisico o  curando il proprio abbigliamento, per cercare di apparire sempre alla moda e impeccabile agli occhi degli altri. La cura di sé però, non implica solo la cura del proprio aspetto esteriore ma anche la cura del proprio aspetto interiore. Tale cura avviene laddove l’individuo seleziona risorse che lo aiutino a nutrire al meglio il proprio corpo. Le persone nel corso della propria vita sono libere di nutrire il proprio organismo  con “alimenti” positivi o negativi. Per alimenti in questo caso si fa riferimento a tutte quelle risorse positive o negative, che andrebbero a favorire o ostacolare il proprio benessere psicofisico. Ma come si fa ad arricchirsi per lo più di risorse positive che negative? Per alcune persone risulta facile prendersi cura dei propri bisogni, amarsi, non trascurarsi, per altre no. Quante volte da piccoli ci è capitato di essere rimproverati dai nostri genitori per ciò che mangiavamo, perché quegli “alimenti” non sani avrebbero potuto farci male. Quanti di noi non hanno dato peso a quelle parole in quel momento, ignorando i propri genitori e ignorando a loro volta loro stessi. Forse eravamo troppo piccoli o forse facevamo finta di esserlo, ma ora da adulti non si riesce più a far finta di nulla di fronte a certe cattive abitudini.  Talvolta mi chiedo: ”perché è così difficile assumere “alimenti” sani che potrebbero fare solo del bene, ma è più facile cadere in tentazione mangiandone di scadenti? 


Credo che tale difficoltà derivi dal fatto di soffermarsi ben poco su cosa vogliamo realmente, su cosa sia meglio per noi e di cosa realmente abbiamo bisogno.
E’ difficile guardarsi dentro per scoprirlo, alle volte si ha paura di prendere quello specchio accanto al comodino per guardare la propria immagine riflessa. Forse per paura di vedere come siamo  o forse perché abbiamo paura di mostrarci agli altri per come siamo. A tutti sarà capitato di nascondersi da qualche specchio che potesse in quel dato momento riportarci alla realtà. Però quando riusciamo a trovare il coraggio di prenderlo in mano e di guardare all’interno di esso, scopriamo il bello che c’è in noi, quell’immagine che tenevamo nascosta per paura di confrontarci con il mondo esterno. Talvolta fa paura prendere in mano quello specchio per guardarsi, perché si tende a pensare che l’immagine riflessa non sia abbastanza bella per gli altri, che quell’immagine non sia all’altezza degli altri. Crediamo che la soluzione più semplice sia allontanare questa paura, scacciare quell’incessante pensiero che ci rimbomba nella testa e scappare laddove ci è possibile per nascondere noi stessi. Attraverso l’esperienza di gruppo che ho vissuto all’interno del mio percorso universitario, mi sono ritrovata ad affrontare una situazione nuova, una situazione che non avevo mai avuto il coraggio di affrontare prima. Il dovermi confrontare con persone diverse, il dover dire la mia opinione davanti agli altri, il dover lavorare in gruppo, mi terrorizzava.
Mi sentivo confusa, era come se stessi combattendo con due lati di me: da una parte ero spaventa ma dall’altra ero curiosa, avevo voglia di mettermi in gioco, di sperimentarmi e di vedere cosa sarebbe accaduto se avesse avuto la meglio questo lato di me. Ho avvertito dentro di me la voglia di cambiare, di uscire allo scoperto, di smettere di stare male solo per una paura, una paura che alimentavo solo io.
Ho deciso così di affrontare questa paura, ho deciso di ascoltarla, ho deciso di trasformare questa paura in coraggio, infondendomi fiducia e accogliendo anche la fiducia da parte del mio gruppo, il quale mi ha accompagnato e sostenuto in questo percorso di svolta. Quest’azione  per me ha rappresentato davvero una vera e propria svolta. Ho ripetuto a me stessa che ce l’avrei fatta, che io non ero e non valevo meno degli altri e che se invece di criticare gli altri davo un valore ad ognuno di loro, l’avrei guadagnato anche io. Ho deciso di rischiare per stare bene con me stessa e per far si che potessi esserlo anche con gli altri, cosa di cui prima mi privavo. Ognuno di noi ha paura del cambiamento, perché non sa mai cosa aspettarsi e come potrebbe reagire di fronte ad una situazione nuova. Il cambiamento  però permette a noi essere umani di evolverci, di migliorarci con noi stessi e con gli altri. Ciò possiamo farlo ascoltando noi stessi, ascoltando le nostre emozioni, mostrandole come nel caso della paura, per poter fronteggiare al meglio le situazioni che il mondo esterno ci pone. Ma possiamo anche farlo permettendo ad ognuno di noi di alimentarsi di risorse positive e di nutrire anche gli altri di tali risorse, permettendo così ad ognuno di noi di star bene con se stesso.



Concludo citando una frase tratta dal libro del Picccolo Principe di Antoine de Saint Exupéry:


“é una follia odiare tutte le rose perché una spina ti ha punto, abbandonare tutti i sogni perché uno di loro non si è realizzato, rinunciare a tutti i tentativi perché uno è fallito. E’ una follia condannare tutte le amicizie perché una ti ha tradito, non credere in nessun amore solo perché uno di loro è stato infedele, buttare via tutte le possibilità di essere felici solo perché qualcosa non è andato per il verso giusto. Ci sarà sempre un’altra opportunità, un’altra amicizia, un altro amore, una nuova forza.Per ogni fine c’è un nuovo inizio.”

Dottoressa Ortensia Posa laureata in Psicologia e tirocinante presso l'Obiettivo Famiglia Onlus.

giovedì 28 gennaio 2016

La "Peer Education": l'educazione tra pari


La Peer Education è una innovativa metodologia da utilizzare come nuova risorsa nell’ambito della prevenzione all’interno della scuola. E’ una strategia educativa volta ad attivare un processo spontaneo di passaggio di conoscenze, di emozioni e di esperienze da parte di alcuni membri di un gruppo ad altri membri di pari status. I destinatari vengono considerati in modo completamente nuovo: non più utenti da istruire perché carenti di informazioni, ma bensì soggetti portatori di risorse, conoscenze, capacità, potere.
I giovani possono allora partecipare all’intervento in modo attivo, anche stabilendo la direzione e le linee della prevenzione.
La Peer Education agisce sulla scuola, sul contesto, sui giovani e sul contesto in cui è inserito l’individuo.



La Peer Education agisce su ciò che caratterizza il gruppo classe:
- Schemi comunicativi ridondanti
- Rapporti costretti entro ruoli
- Emozionalità agita e non pensata

IPeer educator utilizzano come strumento una comunicazione paritaria. La finalità della comunicazione dei Peer è quella di intervenire sull’altro, di “influenzarlo”, di “persuaderlo”, e di comunicargli qualcosa che, dopo lo scambio comunicativo, genererà una situazione nuova. Un clima umano positivo è un fattore fondamentale per il buon esito di qualsiasi organizzazione e sistema sociale.
I Peer educator agiscono come agenti di cambiamento. Il gruppo costituito da Peer e studenti non è strutturato secondo gerarchie poiché nessun Peer assume una funzione autoritaria (il peer assume il “compito” di facilitare la discussione) e di tipo formale. All’inizio i Peer proporranno soltanto la disposizione in circolo delle sedie, fondamentale per garantire una comunicazione realmente circolare con tutti, e per facilitare quel cambiamento di contesto necessario a stimolare la comunicazione ed un atteggiamento di tipo esplorativo. Il gruppo stabilisce insieme gli argomenti da trattare, non si interrompere chi parla, si accetta qualsiasi punto di vista,non si denigra o deride nessuno, si gioca insieme, ci si diverte insieme.
L’obiettivo principale dell’incontro del gruppo classe con i Peer è quello di favorire la conoscenza reciproca e la comunicazione o la cooperazione tra tutti i membri del gruppo classe, creare un clima sereno di reciproco rispetto in cui ognuno soddisfi il proprio bisogno sia di appartenenza che di individualità. Risolvere i conflitti, analizzare i problemi e trovare insieme le possibili soluzioni giocando, simulando situazioni possibili. Tutto ciò è importante anche per imparare a discutere insieme ascoltando senza interrompere, accettando tutte le opinioni , sentendosi liberi di esprimere la propria, in un reciproco arricchimento e confronto.


I compiti dei Peer sono: osservare come gli alunni si dispongono in cerchio, se tutti sono coinvolti nella discussione, se tutti si sentono a proprio agio, a chi sono dirette le comunicazioni, come si svolgono gli interventi. Tali osservazioni sono importanti per verificare i rapporti all’interno del gruppo, rilevare il cambiamento che tale iniziativa provoca nei ragazzi, per innescare il cambiamento.
Il lavoro dei Peer è centrato sul miglioramento dei rapporti fra i membri. I Peer dovranno sostenere i ragazzi più timidi e”smorzare”quelli più aggressivi, facilitare la comunicazione, chiedendo chiarimenti in caso di interventi confusi, evidenziando i pareri emersi senza tralasciarne nessuno. Ognuno deve mettere in gioco le proprie potenzialità, competenze e risorse e capire che dall'altro diverso da sé si può apprendere e condividere il meglio che è in ognuno. Ogni ragazzo deve riconoscere nel compagno un ruolo, un valore ed una dimensione positiva.
L’atmosfera scolastica è il risultato dell’interagire reciproco dei membri dell’intera comunità scolastica, e la sua qualità va considerata come una conseguenza del modo con cui i diversi membri della scuola si relazionano reciprocamente. I Peer servendosi di giochi psicologici o utilizzando strumenti creati da loro stessi creano un clima rilassato. I ragazzi sono aiutati a sviluppare le proprie capacità relazionali, le competenze comunicative ed organizzative, la creatività e la disponibilità al cambiamento: competenze necessarie ad affrontare gli eventi della vita.
Il corpo docente tramite strategie di formazione e cooperazione è coinvolto nei progetti di Peer Education, in modo che il tema della prevenzione al disagio giovanile venga incorporato all’interno dei contenuti scolastici stabilmente.


lunedì 24 agosto 2015

ESPERIENZE DI CONDUZIONE: GRUPPI DI PAROLA PER FIGLI DI GENITORI SEPARATI


L'articolo "Gruppi di parola per figli di genitori separati" parla di:

·      I figli della separazione

·      Ricostruzione dell'esperienza in gruppo

·      Interazione del gruppo con i genitori
 


Introduzione

Negli ultimi anni mi sono occupata prevalentemente della famiglia in crisi, attraverso le consulenze di parte, gli incontri protetti e la mediazione famigliare.
Di fatto lavorando con gli adulti mi sono resa conto che, in Italia, non esiste uno spazio dedicato ai figli che vivono questa particolare fase critica della famiglia.
Mi sono così incuriosita ai "Gruppi di Parola".

Il Gruppo di Parola è una recente opportunità rivolta a un gruppo di bambini dai 6 ai 12 anni che si possono confrontare tra loro rispetto alla separazione dei loro genitori.
In Francia, in Belgio, in Scozia, in Quebec i gruppi tra figli di separati sono iniziative che da anni i Servizi Sociali utilizzano, in Italia questo tipo di intervento è stato introdotto dal Servizio di Psicologia clinica per la coppia e la famiglia dell'Università Cattolica di Milano, dalla professoressa Costanza Marzotto e dal professor Cigoli e loro collaboratori.

Ho così partecipato a una formazione specifica, e di recente ad un aggiornamento sugli adolescenti, con Marie Simon dell'École des Parents di Lyon e Costanza Marzotto, rivolta ad operatori provenienti da varie parti di Italia che ha permesso la diffusione di questo strumento anche in altre zone del nostro paese.

In un Gruppo di Parola i bambini possono avere uno spazio tutto per loro per parlare dei loro vissuti rispetto alla separazione. Separazione che può essere più o meno recente. Come spiega il volantino che pubblicizza questo strumento:

I figli sono coinvolti nella separazione dei loro genitori.
Non sanno bene come esprimere la rabbia, la tristezza, i dubbi, le difficoltà che incontrano per la separazione di papà e mamma. A volte non sanno con chi parlarne...
Attraverso il gruppo possono:
- Esprimere ciò che i figli vivono attraverso la parola, il disegno, i giochi di ruolo, la scrittura...
- Avere delle informazioni, porre delle domande...
- Mettere parola su sentimenti, inquietudini, paure...
- Uscire dall'isolamento e trovare una rete di scambio e di sostegno, tra pari...
- Trovare dei modi per dialogare meglio con i genitori, per vivere meglio i cambiamenti, la riorganizzazione familiare, il passaggio da un genitore all'altro...
- Affrontare tematiche importanti e molto serie in un ambiente accogliente, per un tempo limitato, con il consenso dei due genitori, con l'aiuto di professionisti esperti nell'ascolto dei bisogni dei bambini che vivono in famiglie divise o in famiglie ricomposte.

I genitori devono chiedere congiuntamente l'iscrizione per il figlio, accompagnarlo ai quattro incontri previsti e partecipare insieme, possibilmente, all'ultima ora del quarto incontro. Al termine degli incontri possono chiedere un colloquio gratuito congiunto con il conduttore del gruppo.

 

Ormai ho condotto diversi Gruppi di Parola, sia privatamente che per un consultorio privato, e con l'esperienza riesco ora ad essere più elastica rispetto al canovaccio delle attività e degli strumenti che si prepara prima di ogni nuovo gruppo.

I quattro INCONTRI previsti seguono un filo logico che permette ai bambini, attraverso strumenti opportunamente predisposti, di chiarirsi le idee rispetto alla separazione e di confrontarsi sui sentimenti e sulle sofferenze provate.
Si predispongono disegni, stimoli, libri, vignette che li possano aiutare ad esprimersi in base alla loro età.

Prima degli incontri i genitori hanno avuto un colloquio con le conduttrici (in Italia si preferisce la co-conduzione, mentre il modello originario francese prevedeva un solo conduttore), durante il quale è stato loro spiegato come si svolgeranno gli incontri e nel quale si chiede anche la loro partecipazione all'ultima ora dell'ultimo incontro.

Già da questo primo colloquio si possono ricavare numerose informazioni sia sulla situazione famigliare, sul momento della separazione, sia sulle dinamiche relazionali tra i due genitori (direi che ovviamente è molto significativo quando un genitore firma l'assenso all'iscrizione al gruppo ma non si presenta al colloquio o all'ultima ora).

Il mio primo gruppo era composto da soli quattro bambini (numero minimo per attivare un gruppo):

S, 11 anni
N, 10 anni
M, 8 anni
Ma, 7 anni; la più piccola e l'unica femmina.

PRIMO INCONTRO

Durante il primo incontro i bambini fanno conoscenza tra loro mentre disegnano i loro nomi e le cartelline di cartoncino che custodiranno tutti i loro lavori.
Ma non vuole dire come si chiama e proviamo ad indovinare, finché non scrive il suo nome sull'adesivo che ogni bambino, e le conduttrici, attaccano sulla maglietta.
La bambina è molto silenziosa, ascolta attentamente le chiacchiere degli altri ma non interviene. Gli altri bambini si raccontano della scuola e di cosa stanno studiando in questi giorni. Due di loro si conoscono già perché frequentano la stessa parrocchia.

Dopo una decina di minuti le conduttrici invitano i bambini a sedersi nell'angolo morbido della stanza, sui cuscini, e chiedo: "Perché siamo qua?".
Questa domanda aprirà ogni nostro incontro e la ripetizione di altri piccoli riti durante l'incontro aiuta i bambini a sentirsi contenuti e a prevedere cosa succederà successivamente.

Rispondono i più grandi: "perché abbiamo i genitori separati" e i più piccoli confermano annuendo con la testa. Dicono di non parlare mai della separazione neanche con altri compagni con genitori separati.

Spiego le regole del gruppo (ci si ascolta, non si ride a quello che dicono gli altri, quello che viene detto è "confidenziale" e le conduttrici non lo racconteranno a nessuno uscite da lì) e con l'aiuto degli Emoticon (delle figure di un cagnolino che esprime diverse emozioni) sparsi sul tappeto ci raccontano come si sentono adesso.

Partecipano tutti attivamente, anche Ma attraverso le figure si sente più libera di dire cosa prova, tutti i bambini dichiarano di essere contenti di essere venuti al gruppo.
Nominando il gruppo, accennano alla loro situazione famigliare, così iniziamo a disegnare, mentre loro parlano, il "cartellone delle case" e si confrontano sulle loro diverse situazioni.
Attraverso il cartellone si rendono visibili le diverse situazioni: chi vive solo con la mamma, mentre il papà vive con i nonni, chi vive con i nonni con il papà da solo in un'altra casa, chi ha fratelli, chi un nuovo compagno della mamma o del papà.

I bambini si stupiscono di vedere che esistono tante case diverse.

Approfittiamo del loro momento di riflessione per fare un brainstorming sul tema della "separazione". Al termine della prima ora facciamo una pausa per fare la merenda, durante la quale non staccano completamente ma, oltre a raccontarci un po' della loro vita, riprendono il concetto di separazione.
Terminata la merenda, le conduttrici invitano i bambini a sedersi intorno al tavolo (dove si svolgono le attività più legate a carta e pennarelli) e partendo dalle parole del brainstorming e dalle frasi di ciascuno di loro, costruiamo una storia che poi stamperemo e metteremo nella cartellina.

Nella storia i bambini raccontano di un bambino che aveva i genitori separati e che sperava che un giorno potessero tornare insieme a fare le vacanze come una volta.
Ci salutiamo sui cuscini, chiedendo loro di portare per la prossima volta un oggetto per loro significativo.


SECONDO INCONTRO: LA SCATOLA DEI SEGRETI

Mentre aspettiamo l'arrivo di tutti, disegniamo le cartelline e parliamo della scuola. Ora che i bambini si conoscono riescono a parlare di più tra loro, i più grandi lasciano a Mail tempo di rispondere.

Sui cuscini ripetiamo le regole, spieghiamo che all'ultima ora dell'ultimo giorno verranno i genitori e facciamo vedere la "scatola dei segreti".
La scatola dei segreti conterrà i pensieri che loro non si sentiranno di dire ad alta voce davanti a tutti e i bigliettini verranno letti ai genitori nell'ultimo incontro.

Dopo l'espressione dei loro stati d'animo con gli Emoticon (sempre molto positivi), chiediamo di mostrarci l'oggetto che hanno portato: i piccoli si sono dimenticati ma raccontano cosa avrebbero portato.
S. e N. hanno portato una coppa e una medaglia vinta nel loro sport, M. racconta che avrebbe portato un pallone e Ma. dice che voleva portare una fotografia del suo saggio di danza. I bambini si perdono un po' a parlare dei loro sport, facendoci capire che queste attività sono una parte importante della loro vita.

Con fatica riusciamo a riportarli al tema del nostro incontro e cerchiamo di fare insieme il cartellone su "cosa possono decidere i bambini": hanno situazioni molto diverse (padri lontani, altri visti poco, altri molto vicini ...) e i bambini si confrontano sul fatto che alcuni di loro hanno più possibilità di decidere rispetto ad altri. Riflettiamo sul fatto che essere più grandi aiuta anche ad essere più indipendenti e distinguiamo quello che si desidera da quello che si può fare davvero nella realtà.

Nella pausa per la merenda si distraggono girando per la stanza e mangiando in modo un po' compulsivo tutte le merendine che ci sono.
Spontaneamente terminata la merenda si siedono al tavolo e proponiamo loro il "volto da completare": su un foglio bianco una sagoma di un volto senza espressione sormontato da un fumetto vuoto è da completare pensando a "cosa ho pensato quando ho saputo che i miei genitori si separavano". Mentre disegnano i bambini parlano di quei momenti.
Tutti i volti sono tristi e nel fumetto vengono scritte soprattutto domande: "perché?", "cosa è successo?", "perché avete litigato?", "non farete più pace?".

Tornati sui cuscini leggiamo un libretto scelto da loro sulla non responsabilità dei bambini nelle decisioni dei genitori. Leggendo la storia tutti i bambini sono d'accordo che loro non c'entrano niente con quello che hanno deciso i loro genitori.
Ci salutiamo e chiediamo di portare una foto per la prossima volta.


TERZO INCONTRO: LETTERA PER MAMMA E PAPA’

Il momento dei disegni delle cartelline è molto sereno e amichevole, i bambini si preoccupano di Ma. che è in ritardo.
Chiediamo sui cuscini "perché siamo qui?", ma nessuno questa volta ha voluto rispondere.
Con gli Emoticon esprimono sentimenti di preoccupazione senza riuscire a dirne il motivo e ci mostrano le foto che hanno portato.

Tutte le foto ritraggono la loro famiglia prima della separazione, compleanni o vacanze in cui erano tutti insieme.
Ci dicono di aver raccontato a casa cosa facciamo e di aver fatto domande (M. in particolare sembra particolarmente confuso, non sa da quanto tempo i suoi vivono separati e forse confonde gli anni ...).
Finiamo la lettura della storia della volta scorsa sui cuscini e ricordiamo che c'è la scatola dei segreti, ma tutti ci dicono di non avere segreti o cose che non riescono a dire al gruppo (la scatola resterà vuota).

Durante la merenda hanno mangiato con più voracità del solito, tanto che abbiamo dovuto togliere dal tavolo le merendine che erano in più.

In questo incontro è prevista una delle attività principali: la lettera per i genitori.
I bambini a turno dettano una frase ad un altro bambino, questo permette loro di rimanere anonimi e di rivolgersi come gruppo al gruppo dei genitori.
Sottolineano il voler parlare e chiarire la situazione per capire meglio.
Ci salutiamo sui cuscini.
Ci tengono che ci siano entrambi i genitori all'ultima ora, ma spieghiamo che qualcuno potrà non venire per problemi di lavoro.

QUARTO INCONTRO: MAMMA E PAPA’ RISPONDONO

Mentre disegnano le cartelline sono tutti molto agitati e nervosi.
Attraverso gli Emoticon emerge il fatto che sono tesi perché è la prima occasione in cui i genitori insieme parlano di questo argomento.
Facciamo le fotocopie dei loro disegni e prepariamo due cartelline con i loro lavori da consegnare ai genitori.

I bambini al contrario delle altre volte non parlano molto, lavorano in silenzio, e le conduttrici provano a dare voce ai loro sentimenti dicendo che immaginano che siano emozionati per l'arrivo dei genitori e anche felici di mostrare loro tutto quello che hanno fatto e hanno pensato.
La pausa per la merenda è breve, con i bambini che si affacciano alla porta per vedere quali genitori sono già arrivati.

Con un po' di imbarazzo nella stanza entrano i genitori (mancano il padre di M. e diMa.);
ritardano quelli di S. che arrivano insieme. Il padre di N. chiaramente molto scocciato, dice ad alta voce che questo incontro è una buffonata.

I genitori si siedono in cerchio sulle sedie predisposte dai bambini, che si siedono sui cuscini e a turno leggono una frase della loro lettera. Al termine della lettura, mentre soprattutto le mamme, ma anche i due papà, si asciugano gli occhi, le conduttrici distribuiscono ai genitori dei foglietti su cui scrivere le risposte alla lettera. Viene ricordato che è il gruppo dei bambini che ha parlato e al gruppo ci si deve rivolgere.
I genitori si dichiarano disponibili al confronto e al dialogo e si concentrano molto nelle risposte (mettendoci 10 minuti), i bambini rimangono tutto il tempo molto attenti e silenziosi.

Le conduttrici leggono quello che è stato scritto. Il padre di N. si dimostra molto polemico e il figlio è dispiaciuto quando riconosce la risposta del padre tra quelle che leggiamo.
Entrambi i genitori di S. si lasciano la possibilità di tornare insieme.

In questa ultima ora il clima è molto commovente, le emozioni hanno il sopravvento, ma i bambini sono riusciti a dimostrare una grande discrezione nei confronti dei genitori, spesso dimostrandosi anche più maturi di alcuni di loro.

Questa ora permette la condivisione di tutto il lavoro fatto, i genitori percepiscono la fatica dei figli e grazie all'anonimato sia per i figli che per i genitori hanno tutti potuto dire e sentirsi dire cose indicibili senza doversi esporre.
Abbiamo sottolineato che se i bambini fanno domande è un bene, più hanno le idee chiare e più sono sereni.
I bambini consegnano le cartelline e spiegano ai genitori ogni disegno. N. abbraccia in un unico abbraccio i genitori e la madre piange.

Consegniamo l'attestato di partecipazione e ci salutiamo.
Bambini e genitori si dichiarano molto contenti di questa breve esperienza e domandano se è possibile fare ulteriori incontri.
Tutti i genitori chiedono un successivo colloquio individuale.

DIFFICOLTA’ INCONTRATE

Soprattutto nel primo gruppo la mia più grande difficoltà è stata quella di riuscire ad essere abbastanza elastica da seguire gli argomenti tirati fuori dai bambini, senza permettere loro di divagare troppo e senza perdere di vista l'obiettivo dell'incontro.
Avere in mente i diversi strumenti possibili e utilizzarli al momento opportuno è faticoso.

La co-conduzione permette meglio di seguire tutti i bambini e di usare gli strumenti adatti, soprattutto quando c'è una buona sintonia tra le conduttrici.
Inoltre riuscire a far parlare ogni bambino, da quello più lento ad esprimersi a quello che cerca di parlare d'altro per non doversi troppo confrontare con sentimenti di sofferenza, era l'obiettivo che ci eravamo prefissate prima dell'inizio del gruppo.

 
CONCLUSIONI

Il gruppo ha permesso ai bambini di non sentirsi soli e di esprimere i propri sentimenti anche di rabbia verso i genitori senza sensi di colpa.
Anche se questo intervento breve non è un intervento terapeutico, ma di sostegno, può avere degli effetti terapeutici anche per il solo fatto che i genitori "insieme" hanno pensato che questa esperienza potesse essere utile per il loro figlio e "insieme" hanno poi partecipato all'ultima ora. Anche in soli quattro incontri è molto facile percepire i bambini che sono in maggiore difficoltà rispetto alla separazione dei genitori.

Credo che sia davvero possibile poter pensare ad un intervento un po' più lungo (magari otto incontri) senza per questo farlo diventare un gruppo permanente. Alcuni bambini hanno bisogno di più tempo per entrare in confidenza ed esprimersi e i temi e le curiosità che ruotano intorno alla loro situazione non si riescono ad affrontare tutti con la dovuta calma in quattro incontri.

Il fatto di conoscersi già, o di frequentare altri luoghi insieme, permette loro, secondo me, di portarsi dietro più cose di questa esperienza, permette di portarle "fuori".
Dopo aver conosciuto anche tanti altri bambini penso che sia più utile per il gruppo, quando possibile, che le età e le situazioni famigliari siano diverse, in modo da favorire il confronto.

In più di un'occasione alcuni genitori non hanno chiesto il colloquio finale (ed in genere erano quei genitori che ne avrebbero avuto più bisogno), ho quindi deciso di rendere il colloquio finale "obbligatorio" e non più facoltativo. Sta poi al singolo genitore riuscire a cogliere le difficoltà ed eventualmente a pensare ad un altro tipo di intervento per sé o per il figlio.

Nel nostro paese gli interventi si rivolgono ai genitori attraverso un percorso giuridico condotto dagli avvocati e dai consulenti di parte nei casi in cui la separazione sia particolarmente conflittuale e si arrivi ad una CTU richiesta dal Tribunale, oppure vengono previsti momenti di supporto da parte dei servizi nelle situazioni più problematiche o la mediazione familiare.

Di fatto i bambini, se vengono ascoltati, vengono ascoltati solo marginalmente, e anche se ormai ognuno di loro in classe ha numerosi compagni nella stessa situazione, di fatto, da quello che mi raccontano i bambini, non ne parlano ancora direttamente.

I Gruppi di Parola sono a mio avviso uno strumento molto ricco, che permette in poco tempo di affrontare tematiche anche difficili e impegnative, e che permette un aggancio con la famiglia che può rivelarsi bisognosa di un supporto più completo e continuativo nel tempo.
 
Dott.ssa Francesca Emili
 
BIBLIOGRAFIA

 
o    Canziani S., "I figli dei divorzi difficili", Sellerio, Palermo, 2000

o    Cigoli V., "Psicologia della separazione e del divorzio", Il Mulino, Bologna, 1998

o    Emery R., "La verità sui figli e il divorzio", Franco Angeli, Roma, 2008

o    Marzotto C., "Appartenere alle due stirpi: I gruppi di parola per figli di coppie separate", in "Studi interdisciplinari sulla famiglia", XXII, pp 342-357, 2007

o    Parkinson L., "La mediazione familiare. Modelli e strategie operative", Erickson, Trento, 2003

o    Vegetti Finzi S., "Quando i genitori si separano", A. Mondadori, Milano, 2005

o    Winnicott D. W., "I bambini e le loro madri", Raffaello Cortina, Milano, 1989