giovedì 26 novembre 2015

IL FUTURO APPARTIENE A COLORO CHE CREDONO NELLA BELLEZZA DEI PROPRI SOGNI.

Eleanor Roosevelt


giovedì 19 novembre 2015

IN GRUPPO È MEGLIO


Le complicanze mediche dell’obesità grave devono essere affrontate in contesti sanitari specializzati. Ma a poco serve controllare diabete e sindrome dismetabolica se la terapia non comprende anche una ristrutturazione cognitivo comportamentale finalizzata alla modifica dello stile di vita.
Il mantenimento del peso perso a lungo termine, che è il vero obiettivo della terapia, è molto difficile, anche con approcci terapeutici molto invasivi. Gli studi controllati di Cristopher Fairnburn in Gran Bretagna e di Riccardo Dalle Grave in Italia dimostrano che i risultati migliori si ottengono con l’approccio cognitivo comportamentale, secondo un protocollo finalizzato alla modifica dello stile di vita.
Tutt’oggi sappiamo che questo protocollo è il massimo che possiamo fare per i nostri pazienti, anzi insieme ai nostri pazienti. Gli esiti sono positivi nel 60% dei casi con follow up 5 anni, solo se c’è stata modifica dello stile di vita, indipendentemente dal metodo usato per calare di peso, compresa la chirurgia bariatrica.

Una prospettiva fioriera di speranze per il trattamento dell’obesità è l’applicazione del modello cognitivo comportamentale in contesti terapeutici di gruppo, piuttosto che individuali.
In attesa di studi controllati, l’esperienza clinica induce a pensare che i vantaggi della terapia di gruppo superano di gran lunga difficoltà ed ostacoli. Vediamo.

VANTAGGI
Basso costo: consente l’accesso alla terapia anche a persone con basso reddito; spesso il drop out delle terapie individuali è causato dagli alti costi delle sedute.
Effetto di amplificazione: il gruppo potenzia i messaggi positivi e consente il confronto con esperienze ed emozioni vicine ed aumenta la possibilità di soluzioni comportamentali alternative.
Socialità: consente la condivisione di momenti difficili con persone che hanno gli stessi problemi, ma anche la partecipazione ai successi degli altri. Spesso l’obesità grave porta ad isolamento sociale e riduce lo spazio vitale della persona; uscire dalla chiusura produce effetti positivi a catena, anche se è possibile a volte un innalzamento del livello di ansia.
Supporto per la gestione delle emozioni; il gruppo diventa una piccola palestra nella quale sperimentarsi. Anche se la finalità del gruppo è essenzialmente comportamentale, cioè legata alla modifica dello stile di vita, un programma di questo genere comporta che il paziente affronti le emozioni che rendono difficile la “guarigione”.

SVANTAGGI
Difficoltà di tipo operativo: il gruppo ha rigidità di orario, è meno flessibile rispetto alle esigenze particolari dei singoli, si avvia quando si raggiunge un numero minimo di iscritti, quindi può capitare di dover aspettare del tempo prima di poter essere inseriti in un gruppo. Considerato che alcune persone, quando decidono di attivarsi sentono una specie di “urgenza”, può essere una difficoltà.
Alcune persone possono essere trattenute dal timore di non avere spazio sufficiente all’espressione in gruppo; per questo motivo, il modello che io adotto prevede anche la programmazione di colloqui individuali che consentano alle persone di avere lo spazio di ascolto di cui abbiano bisogno, secondo le necessità specifiche.

CONCLUSIONE
In considerazione del fatto che la terapia dell’obesità grave deve comunque prevedere il trattamento di tutti gli aspetti medici, nutrizionali, motori, psicologici ed emotivi, è opportuno proporre ai pazienti motivati un percorso di gruppo finalizzato alla modifica dello stile di vita. Nella mia esperienza, tale percorso deve avere le seguenti caratteristiche:
  • contesto emotivo accogliente;
  • finalità psico - educazionale;
  • contenitore degli ostacoli da superare;
  • valorizzazione e condivisione dei successi;
  • contratto terapeutico che riduca al minimo le possibilità di drop out.
Aggiungo anche che esperienze molto positive si hanno con piccoli gruppi familiari, coppie che affrontano insieme il percorso, con vantaggi notevoli per l’intero nucleo, anche per i membri (ad es. bambini ed adolescenti) che non frequentano personalmente gli incontri. Ovviamente questo è possibile quando l’obiettivo è prevalentemente comportamentale ed il contesto emotivo lo consente, cioè quando le relazioni familiari sono sufficientemente buone da poter prevedere la collaborazione tra le persone. 

(Lia Cama gennaio 2012)
FONTE:http://www.psicologiaobesitabulimia.it/in-gruppo-%C3%A8-meglio/

lunedì 2 novembre 2015

LA TERAPIA DI GRUPPO


Se in un primo momento la psicoterapia di gruppo è nata con l’intento di andare incontro alle esigenze economiche dei pazienti, in un tempo successivo si è osservato come il gruppo presenti delle peculiari caratteristiche che favoriscono lo sviluppo di relazioni, la nascita di legami identificativi, la creazione di una cultura comune e potenti meccanismi trasformativi. Più volte è stato sottolineato come il gruppo non è la semplice somma degli individui che lo compongono. Il gruppo è, infatti, contemporaneamente e paradossalmente, sia un intero o un contenitore, sia un fatto o un’esperienza. Ne consegue che i gruppi possiedono capacità curative che vanno ben oltre il superamento del senso di alienazione, dell’isolamento sociale e della possibilità di condividere il proprio disagio con altre persone.

Modelli di terapia di gruppo
In prima istanza è importante operare una prima distinzione tra gli interventi gruppali di tipo supportivo e gli interventi gruppali di tipo espressivo.
Rientrano nella prima categoria approcci volti all’accrescimento dell’autostima, delle abilità di problem solving, della gestione dello stress. Nella maggior parte dei casi in questi interventi, aventi in comune obiettivi informativi-educativi, i fruitori condividono una situazione problematica. I membri del gruppo, sono sollecitati dal leader, in un clima di accettazione, a esprimere liberamente le difficoltà, le paure, e le conseguenze connesse alla tematica. Esempi di gruppi supportivi sono: gruppi di arte-terapia, gruppi di gestione dello stress, gruppi di gestione dell’ansia e/o degli attacchi di panico, gruppi per il controllo della rabbia, gruppi per malati terminali, training di assertività, trainig di problem-solving, ecc. In tutti questi casi gli obiettivi che attraverso la psicoterapia di gruppo si vogliono raggiungere sono il sollievo dai sintomi e l’acquisizione di competenze. In sostanza, il successo di questo tipo di gruppi viene spesso valutato con la scomparsa o il miglioramento di una sintomatologia consistente, grazie all’apprendimento di nuove strategie fino a quel momento sconosciute. In genere i pazienti più adatti a partecipare a questo tipo di gruppo sono quelli che hanno difficoltà ad esprimere verbalmente le proprie emozioni e sentimenti, che interiorizzano i sentimenti in modo autodistruttivo e che hanno uno scarso senso dell’identità.
I gruppi con carattere espressivo-interpretativo sono uno valido strumento volto al cambiamento e alla crescita personale. Essi dunque operano principalmente nell’area intrapsichica che, a cascata, porta delle trasformazioni anche a livello interpersonale, sintomatico e di acquisizione di nuove competenze. Tra questa tipologia di gruppi, ricordiamo l’analisi gruppo, il modello Tavistock, la gruppoanalisi e i gruppi umanistici-esistenziali. Grazie ai feedback del terapeuta e degli altri partecipanti, ogni membro comincia a prendere maggiore consapevolezza di sé e delle proprie dinamiche ed, eventualmente, a cambiare ciò che merita di essere cambiato. Di fatto il personale e genuino modo di essere molto presto si presenterà nel gruppo, tanto che ogni individuo ripropone nel gruppo le stesse dinamiche interpersonali che caratterizzano la sua vita relazionale. Nel corso del gruppo il paziente apprende a considerare sia i commenti positivi che le critiche negative come feedback costruttivi al fine di assumere un comportamento più cooperativo.



Principali funzioni dei gruppi
A prescindere dall’orientamento di base del gruppo terapeutico, alcune funzioni sono presenti in ciascuna terapia di gruppo. Secondo Yalom, i fattori terapeutici generali validi per tutti gli approcci gruppali sono:
- universalità: il paziente trae beneficio dal rendersi conto che tutti i suoi sintomi possano essere condivisi;
- acquisizione di nuove informazioni: la pluralità che caratterizza il gruppo è fonte, inevitabilmente, di notizie e chiarimenti sui problemi condivisi;
- instillazione di speranza: il farsi coraggio vicendevolmente mobilità l’ottimismo tra i partecipanti e la sensazione di potercela fare;
- cambiamento del copione familiare: il gruppo consente la messa in scena, attraverso un delicato gioco di transfert e controtransfert, di vecchi drammi familiari, che con la presenza esperta del terapeuta possono essere rivisitati e cambiati al fine di raggiungere migliori livelli di benessere;
- altruismo: i partecipanti al gruppo sperimentano l’importante vissuto di essere non solo bisognosi ma anche competenti e in grado di soddisfare richieste altrui, attraverso le loro indicazioni o suggerimenti;
- sviluppo di tecniche di socializzazione: il gruppo svolge una fondamentale funzione di specchio. I partecipanti attraverso feedback e risposte aiutano e sono aiutati nell’acquisizione di una più accurata autopercezione. La nuova consapevolezza è alla base per un successivo cambiamento di interazione sociale;
- comportamento imitativo: ogni paziente ha la possibilità di osservare e prendere a modello gli aspetti positivi del comportamento degli altri partecipanti e del terapeuta;
- apprendimento interpersonale: ogni partecipante, per migliorare la propria patologia, deve attraversare diversi stadi. In primo luogo è indispensabile rendersi conto delle proprie modalità di interazione sociale e delle conseguenze che esse hanno sugli altri e su se stesso, quindi, deve modificare tali modalità, attraverso la sperimentazione, nel gruppo, di nuovi comportamenti e infine deve verificare se essi risultano effettivamente più adeguati e rispettosi per tutti;
- coesione di gruppo: i partecipanti sperimentano la sensazione che qualcosa di importante sta per avvenire all’interno di un contesto protetto e accogliente. La coesione di gruppo altro non è che la percezione dell’esistenza di un setting o un contenitore le cui “pareti” sono formate dai vari membri e dalla loro voglia di far parte del gruppo;
- catarsi: il contesto gruppale sviluppa la potenzialità liberatoria attraverso l’immedesimazione nell’altro e nelle sue problematiche;
- fattori esistenziali: non costituiscono di per se un fattore di cambiamento ma una consapevolezza necessaria affinché gli eventi avversi della vita possano essere vissuti con meno drammaticità. Essi comprendono la responsabilità, la solitudine, il senso dell’esistenza, la morte.

Qui di seguito viene presentato un modello di terapia di gruppo così come è applicato dall’ASPIC.
Le sedute di gruppo consistono in incontri periodici, di circa 15 persone, il cui scopo principale è l’espressione di sentimenti e vissuti in un ambiente protetto ed il raggiungimento della consapevolezza delle proprie dinamiche interne ed interpersonali. Si tratta di un gruppo di evoluzione e sviluppo personale dove ciascuno dei partecipanti ha la possibilità di effettuare un lavoro individuale in cui è assistito da un agevolatore e può utilizzare una o più componenti del gruppo in qualità di personaggi e/o figure della sua esistenza e/o della sua immaginazione. 
Alla base del buon funzionamento del gruppo vi sono delle regole, che consentono ad ognuno di rispettare la libertà degli altri:
La riservatezza e confidenzialità: non si deve parlare al di fuori di quanto accade nel gruppo. La discrezione darà la libertà necessaria per esprimersi liberamente;
L’astinenza da relazioni sessuali tra i componenti del gruppo: relazioni speciali esterne inibiscono a vicenda i partecipanti coinvolti;
Il non fumare: consente di utilizzare creativamente le motivazioni e le tensioni che portano all’atto sterile e dannoso del fumare;
Il tempo a disposizione fisso: fa si che ognuno utilizzi il gruppo lasciando spazio agli altri;
Esprimersi invece di dialogare: durante tutte le fasi dell’incontro di gruppo non è consentito dialogare con la persona che in quel momento ha la parola, anche quando si viene direttamente interpellati da essa.
Il basta davvero: è una formula convenzionale che, pronunziata da chi sta compiendo un’esplorazione in profondità, gli permette di interrompere il suo lavoro, richiamando il gruppo a sospendere e fermare del tutto ed immediatamente l’interazione in corso;
L’esclusione di osservatori occasionali: permette al gruppo, libero di interferenze esterne, di raggiungere progressivamente coesione, solidarietà, complicità ed intimità.


Ma la regola aurea di ogni gruppo di sviluppo, come nella vita, è che “Ciascuno riceve nella misura in cui dà”. Le assenze dal gruppo sono quindi sempre una rinuncia ad un’opportunità di lavoro per sé, ma anche un’irresponsabile sottrazione di energie e di confronti emotivi per gli altri partecipanti.
La seduta di gruppo ha una sua struttura e attraversa delle fasi che corrispondono alle fasi di precontatto (inizio), contatto (durante) e postcontatto (fine). Nella fase iniziale i membri del gruppo sono invitati a partecipare brevemente a turno del loro vissuto iniziale: sentimenti, aspettative e a prenotarsi eventualmente per un’esplorazione. Inizia quindi la fase del vero e proprio lavoro in gruppo. Chi si è prenotato per prima inizia a parlare. Durante questa esperienza individuale egli utilizza il gruppo per sé con l’aiuto dell’agevolatore. Infatti, uno o più membri del gruppo possono essere chiamati a partecipare al lavoro in qualità di personaggi e/o figure dell’esistenza e/o dell’immaginazione di chi sta lavorando. Essi, astenendosi dall’intervento, favoriscono l’esplorazione del partecipante. Al termine del lavoro l’agevolatore chiede a chi ha effettuato l’esplorazione se vuole ricevere un feedback da qualcuno. I membri del gruppo, chiamati a dare un feedback, esprimono le percezioni, i vissuti, gli immaginari, i sentimenti generati in loro dall’esperienza di esplorazione individuale a cui hanno assistito o partecipato. In questo modo la persona che ha lavorato rielabora la sua esplorazione, arricchendola e amplificandola attraverso l’altro. La nuova consapevolezza evidenzia come il soggetto produce ciò che lamenta e come mutare creativamente le future interazioni.


Per ulteriori approfondimenti
Yalom, Teoria e pratica della psicoterapia di gruppo, Boringhieri, 1997
Anzieu, Il gruppo e l’inconscio, Borla, 1986
Bion, Experiences in Groups, Basics Books, 1961
Carli, Paniccia e Lancia, Il gruppo in psicologia clinica, La Nuova Italia Scientifica, 1988
Correale, Neri, Contorni, Fattori terapeutici nei gruppi e nelle istituzioni, Borla, 1995
Neri, Esperienza di sé nel gruppo, Borla, 2000
Giusti, Cardini, Gruppi pluralistici, Sovera 1994


FONTE:http://www.benessere.com/psicologia/arg00/terapia_gruppo.htm

martedì 27 ottobre 2015


Mettersi insieme è un inizio, rimanere insieme è un progresso, lavorare insieme è un successo.

Henri Ford

martedì 13 ottobre 2015

I GRUPPI DI AUTO MUTUO AIUTO: COSA SONO E PER COSA SONO INDICATI

I Gruppi di Auto Mutuo Aiuto sono un’ottima metodologia di trattamento utile per affrontare particolari situazioni di disagio.
I Gruppi di Auto Mutuo Aiuto si svolgono secondo il seguente principio: “Tu solo ce la puoi fare, ma non ce la puoi fare da solo”. L’Auto Mutuo Aiuto, infatti, si basa sull’idea della mutualità, dello scambio reciproco di aiuto, dell’impegnarsi per se stessi e per l’altro, di un sostegno reciproco attivato fra persone che vivono una stessa situazione di vita.
I Gruppi di Auto Mutuo Aiuto incarnano l’ideologia dell’empowerment individuale e sociale, ovvero quel processo attraverso il quale gli individui diventano attivi protagonisti della propria vita, esercitando su di essa il giusto controllo. Il processo di empowerment racchiude al suo interno fattori psicologici molto importanti che spaziano dall’incremento del senso di self-efficacy sino all’assunzione di responsabilità a favore del proprio processo di cambiamento. Risultati ultimi sono proprio: la valorizzazione di se stessi in quanto soggetti attivi; ed il riconoscimento dell’altro in quanto interlocutore degno di competenze e fiducia.

Ma quale definizione per i Gruppi di Auto Mutuo Aiuto?

In letteratura la definizione maggiormente conosciuta ed accettata è quella di Kats e Bender secondo i quali i gruppi di auto mutuo aiuto sono “Strutture di piccolo gruppo, a base volontaria, finalizzate al mutuo aiuto ed al raggiungimento di particolari scopi. Essi sono di solito costituiti da pari che si uniscono per assicurarsi reciproca assistenza nel soddisfare bisogni comuni, per superare un comune handicap o un problema di vita, oppure per impegnarsi a produrre desiderati cambiamenti personali e sociali. I gruppi di self-help enfatizzano le interazioni sociali faccia a faccia e il senso di responsabilità personale dei membri. Essi spesso assicurano assistenza materiale e sostegno emotivo; tuttavia, altrettanto spesso appaiono orientati verso una qualche “causa”, proponendo una “ideologia” o dei valori sulla base dei quali i membri possano acquisire o potenziare il proprio senso di identità personale”.

Quali le caratteristiche fondamentali dei Gruppi di Auto Mutuo Aiuto?

I Gruppi di Auto Mutuo Aiuto sono caratterizzati dall’interazione faccia a faccia; e quindi dall’importanza del contatto diretto e della partecipazione personale, costante e condivisa tra i partecipanti. Questi ultimi, difatti, condividono particolari esperienze e con la propria partecipazione personale si impegnano per determinati scopi.

Quale è la funzione principale dei Gruppi di Auto Mutuo Aiuto?

La funzione principale dei Gruppi di Auto Mutuo Aiuto è quella di fornire aiuto e sostegno ai vari membri del gruppo in relazione al fronteggiamento delle loro situazioni problematiche ed al miglioramento delle loro competenze. La fonte di aiuto principale risiede, quindi, negli sforzi e nelle abilità dei vari membri posti in relazione paritaria. I membri vivono al contempo una duplice condizione: ricevono e offrono aiuto valorizzando quel tipo particolare di conoscenza che scaturisce dall’aver vissuto in prima persona la condizione problematica su stessi. Offrendo il loro aiuto agli altri si accresce la propria competenza interpersonale ed il senso della propria autoefficacia, ci si sente meno dipendenti e meno soli. Ricevendo aiuto dagli altri membri si è stimolati ad accrescere le proprie capacità di problem solving e di coping, in quanto si ha la possibilità di osservare le proprie situazioni problematiche da punti di vista differenti.

Perché i Gruppi di Auto Mutuo Aiuto sono efficaci?

I gruppi di Auto Mutuo Aiuto sono efficaci in quanto permettono al singolo membro di informarsi su ciò che più gli interessa in merito alla propria situazione problematica; consentono al singolo partecipante di apprendere un’alternativa modalità di fronteggiamento da altre persone, che fungono da modello in quanto  hanno vissuto esperienze simili; infine per l’ “aiutare gli altri”, quindi fornire agli altri sostegno emotivo ed attraverso il proprio comportamento pro sociale giungere ad una identità positiva e migliorare la propria autostima.

Per cosa sono indicati i Gruppi di Auto Mutuo Aiuto?

Gli ambiti di applicazione sono molteplici: dall’ansia alla depressione, dagli attacchi di panico alle patologie psichiatriche, dalle patologie fisiche alle situazioni di handicap ed ai gruppi per familiari di persone che vivono un disagio, dal vivere situazioni di vita particolari come per esempio il divorzio e la separazione, al mobbing ed all’elaborazione del lutto.

I Gruppi di Auto Mutuo Aiuto, pur non essendo dei gruppi psicoterapeutici, rappresentano una valida metodologia di aiuto e supporto. Per le forme di disagio particolarmente gravi è indicato il seguire un gruppo di auto mutuo aiuto ma contemporaneamente intraprendere un percorso psicoterapeutico. Nel territorio ne sono presenti molteplici, sia condotti da operatori Esperti della Salute Mentale sia da Facilitatori pari inter pares.
Fonte:http://www.psicologicamenteok.com/psicologia-e-psicoterapia/i-gruppi-di-auto-mutuo-aiuto-cosa-sono-e-per-cosa-sono-indicati/

lunedì 7 settembre 2015

INIZIATIVE CHE FANNO CRESCERE


LABORATORIO ESPERENZIALE SUL GENOGRAMMA
 


SU COSA SI BASA IL LABORATORIO?

Il GENOGRAMMA è uno strumento grafico di rappresentazione della struttura (almeno)

tri-generazionale della famiglia, che ha lo scopo di mantenere traccia delle risultanze dell'indagine

psicodiagnostica relazionale e guidarla rispetto alle dinamiche emotive, di funzione e di relazione

che caratterizzano la specifica famiglia che si sta trattando in terapia.

Attraverso il Genogramma si scoprono i punti di forza e di debolezza dei membri della famiglia e

     dell'intero gruppo, conoscendone le ragioni evolutive di questi, conquistando così una buona base

     condivisa di conoscenza della propria storia per affrontare proficuamente le trasformazioni insite in      

     un buon percorso psicoterapeutico.

Questo strumento viene usato proficuamente anche da didatti esperti in sessioni formative, dove si utilizza con gli/le allievi/e allo scopo di:

consentire ad ognuno di essi una profonda conoscenza della propria storia evolutivo-relazionale, di

      individuare gli schemi inconsci ed automatici di relazione da cui si viene dominati, apprendere

      esperienzialmente l'uso dello strumento.


SCOPO DEL LABORATORIO

 Lo scopo di questo evento è creare un gruppo di lavoro attraverso il quale condividere un pezzo di sé attraverso l’impegno di tutti nel gruppo.

È un gruppo terapeutico che permette di raccogliere più informazioni sulla propria storia familiare e di ricostruire così il proprio copione di vita, segnalando quali modelli di funzionamento andrebbero eventualmente modificati perché non più idonei ai cambiamenti evolutivi che tutte le persone affrontano nell’arco della loro vita.

Entrare in contatto con questo strumento in prima persona permette di sperimentarne l’efficacia in un processo di crescita personale e/o professionale, il quale prende spunto dal passato per ricondurre la persona all’OGGI.

Che sia per fini di crescita personale o per scopi formativi, il Genogramma permette di fare collegamenti, porsi nuove domande e, eventualmente, dare delle risposte.

DESTINATARI


Il Laboratorio è rivolto a tutti coloro (di maggiore età) che desiderano porsi domande più rilevanti sul proprio passato, per capire meglio il presente.

È inoltre rivolto a chi vive un disagio relazionale, che sia di coppia o familiare, o anche nelle relazioni degli altri contesti della propria vita (lavorativo, amicale).

È rivolto anche agli operatori della salute psico-fisica che vogliano apprendere un nuovo strumento per completare il loro intervento professionale (assistenti sociali, infermieri, psicologi, medici, educatori).
 
 

MODALITA’

 Il laboratorio prevede un massimo di sette partecipanti, i quali avranno a disposizione un’ora ciascuno per lavorare graficamente ed emotivamente sui propri legami familiari.
Il gruppo dei partecipanti ed il conduttore daranno poi ad ognuno una restituzione verbale e simbolica del lavoro svolto.

 TEMPI E COSTI

 La giornata di laboratorio si svolgerà nella data del 03 Ottobre 2015, a partire dalle ore 10.00 fino alle ore 18.30, con una pausa pranzo di un’ora, qualora si raggiunga il numero massimo di iscritti.
 
La sede del laboratorio è a Pescara, via N. Fabrizi, 60

Il costo per ogni partecipante è di € 70,00.

 

 

 

 

Per maggiori info:
dott.ssa Ivana Siena
391.35.19.017 – sienaivana@gmail.com

 

giovedì 3 settembre 2015

GRUPPO DI LAVORO E LAVORO DI GRUPPO: L'UNIONE CHE FA' LA FORZA!




Sempre più spesso si lavora in contesti in cui vengono costituiti dei veri e propri gruppi di lavoro (o team) per portare a termine specifici progetti o attività. La capacità di lavorare in gruppo diventa pertanto un requisito indispensabile per tutti coloro i quali si muovono nell’attuale mercato del lavoro.
Le moderne organizzazioni, infatti, puntano molto sul lavoro di gruppo come strategia per ottenere migliori risultati derivanti dai talenti collettivi del team, dalla capacità dei membri di sostenersi l’un l’altro per superare i momenti difficili, dalla possibilità di moltiplicare le opzioni grazie alla creatività che deriva dal confronto di idee.
L’abilità di team-working diventa quindi un requisito richiesto dalle aziende che selezionano personale, ma non solo. Partendo dal presupposto che in tutti i luoghi di lavoro, o quasi, è necessario interfacciarsi con altre persone per portare avanti la propria attività, appare chiaro come dotarsi di tale capacità possa portare a vivere meglio l’ambiente lavorativo e a migliorare il proprio livello di performance.

Le caratteristiche che definiscono un team rispetto ad altri tipi di gruppo sono sostanzialmente:

v la condivisione degli obiettivi
v l’interdipendenza e la collaborazione fra i membri
v il senso di appartenenza al gruppo
v la presenza di ruoli definiti
Per potersi considerare membri efficaci di un gruppo di lavoro è necessario, quindi, non solo possedere le conoscenze e capacità richieste dall’attività specifica del gruppo, ma anche tutta una serie di competenze più specificatamente comunicativo-relazionali che rendano possibile un’interazione proficua e costruttiva con gli altri membri.
In tale ottica diventa fondamentale il concetto di team-building, cioè quell’insieme di attività volte a trasformare un gruppo di persone in un team di lavoro vincente.
A fare le cose non sono le procedure ma chi le esegue.
Le politiche sul personale sono pertanto il fattore strategico principale da tenere in considerazione per assicurare il successo delle attività.
Oggi sempre più spesso ai lavoratori è richiesto di saper lavorare in gruppo, la cosiddetta abilità di team-working. Una competenza trasversale che, essendo di grande importanza nei contesti organizzativi modernamente strutturati, viene valutata anche in fase di selezione delle risorse umane.
Ma cosa vuol dire esattamente lavorare in gruppo?
Innanzitutto cerchiamo di capire cosa si deve intendere per gruppo. Kurt Lewin (1948) definiva il gruppo “un insieme dinamico, costituito da individui che si percepiscono vicendevolmente come più o meno interdipendenti per qualche aspetto”.
Partendo dai concetti della teoria della Gestalt e dall’osservazione che le persone nei gruppi si comportano in maniera diversa da come si comportano individualmente, Lewin ha coniato il termine dinamica di gruppo. La dinamica di gruppo viene definita come un processo che genera forze psicologiche e che ha una forte influenza sul comportamento.

Lo spazio vitale comprende persone e ambiente come un unico campo dinamico, in cui ogni individuo viene modificato dall’ambiente e lo modifica a sua volta. Il concetto di campo si riferisce a un sistema globale di forze in movimento, le cui leggi non dipendono tanto dagli elementi presenti nel campo stesso, quanto piuttosto dalle loro relazioni.
In base ai fattori chiave che vengono maggiormente posti in luce e al livello di coesione presente, possiamo distinguere diversi tipi di gruppi: sono un gruppo le persone che stanno aspettando l’autobus o dei ragazzini che giocano, la famiglia, la squadra di calcio, gli abitanti di un quartiere, gli esercenti una certa professione, gli appartenenti a una nazione o a una etnia.
Il gruppo esiste quando gli individui divengono consapevoli che in qualche modo il loro destino è collegato a quello del gruppo stesso (“interdipendenza del destino”, Lewin) e non è riducibile alla somma degli individui che lo compongono.
Nel gruppo di lavoro oltre alla interdipendenza del destino emerge un altro aspetto caratterizzante che si può definire “interdipendenza del compito”. I gruppi di lavoro, infatti, nascono perché c’è un obiettivo da raggiungere, un compito da assolvere, tale che i risultati di ciascun membro hanno implicazioni per i risultati degli altri. Questa interdipendenza sarà tanto più positiva quanto più sarà in grado di far emergere sentimenti di cooperazione e coesione tra i membri, favorendo una migliore prestazione del gruppo. Assumerà invece una connotazione negativa quando prevarrà la competizione.
Cooperando infatti i membri del gruppo coordinano i loro sforzi, si suddividono i compiti, si attivano per raggiungere l’obiettivo comune prestando attenzione ai colleghi e comprendendo le reciproche necessità e i reciproci punti di vista, lavorano in un clima amichevole e tutto questo genera un livello superiore di performance.


Ma vediamo quali caratteristiche occorrono per essere dei buoni membri per un team di lavoro. Oltre alle conoscenze e alle abilità che garantiscono l’apporto in termini di contenuti e che sono comunque fondamentali, per lavorare bene in team servono quelle competenze sociali e personali (soft skills) che consentono di interagire proficuamente con gli altri membri del gruppo al fine di raggiungere l’obiettivo comune, come ad esempio:
v Capacità di ascolto attivo
v Comprensione ed empatia
v Capacità di dimostrare sincero interesse
v Attenzione ai particolari
v Capacità di riconoscere i propri errori
v Capacità di negoziazione e mediazione nei conflitti
v Capacità di comunicare attraverso un linguaggio comune (specie nei team multidisciplinari)
v Disponibilità a porre l’obiettivo del gruppo al di sopra dei propri obiettivi personali.
Anche se non ci è mai capitato di cimentarci con un lavoro di gruppo a livello professionale, per comprendere quali di queste competenze possediamo o quali potremmo migliorare ci basterà analizzare situazioni che facilmente fanno parte del bagaglio di esperienza di ognuno di noi come ad esempio praticare uno sport di squadra o lavorare a un progetto universitario. Persino organizzare una vacanza o una festa con i nostri amici. Insomma, tutte quelle situazioni che sono caratterizzate da un obiettivo comune che dev’essere raggiunto in un tempo stabilito e dove sia necessario assegnare dei ruoli o degli incarichi a tutti i membri del gruppo.
Potremo focalizzare l’attenzione sugli aspetti di quest’esperienza che hanno condotto a un buon risultato e su quelli che invece avrebbero potuto essere gestiti meglio, sul nostro ruolo all’interno del gruppo e su come abbiamo agito o ci siamo sentiti nel ricoprirlo, su come sono state superate situazioni problematiche o di conflitto.


Questo esercizio di riflessione ci può portare a scoprire quali doti possediamo e potremmo mettere in campo per creare valore aggiunto in un team di lavoro e quali invece dovremmo curare maggiormente perché allo stato attuale potrebbero esserci da ostacolo o comunque non consentirci di dare il nostro meglio in questo tipo di attività.
Da qualche anno stanno prendendo sempre più piede in Italia metodologie di formazione non convenzionale che mettono l’esperienza al centro del processo di apprendimento con lo scopo di facilitare la trasferibilità nella propria realtà lavorativa dei comportamenti appresi nelle situazioni proposte dai trainer.
Si tratta della formazione esperienziale e outdoor che vuole approfondire il modo di essere e di relazionarsi delle persone nei contesti organizzativi. Lo specifico campo d’azione di questo tipo di formazione comprende l’analisi delle dimensioni socioaffettive legate ai rapporti interpersonali sul lavoro, la gestione dei conflitti, il senso e i significati che ogni persona attribuisce al contesto di appartenenza. Da qualche tempo, comprende anche l’opportunità di lavorare sullo sviluppo di qualità personali e sulla creazione di stati di benessere individuale e organizzativo.
Attraverso role play, business game, simulazioni e, nel caso della formazione outdoor, anche attraverso lo svolgimento di prove pratiche e attività fuori dall’aula, in contesti naturali, i partecipanti vengono coinvolti in attività dal taglio estremamente concreto, divertenti, creative e coinvolgenti in cui il gruppo di formazione diventa una sorta di laboratorio per la ricerca, l’osservazione, l’approfondimento e la condivisione di relazioni, comunicazioni, emozioni e vissuti tra le persone.
Il principio guida è l’apprendimento in azione e attraverso l’azione e l’analisi dell’attività svolta (debriefing) consentirà poi di uscire dalla metafora e focalizzarsi su come ciò che è emerso in questo contesto esperienziale possa trovare applicazione nella vita lavorativa di ogni giorno.
Possiamo quindi ben comprendere come questo possa rivelarsi utile in particolare per le attività di team working e di team building che si basano proprio sulla promozione della coesione e dell’affiatamento tra i membri di un gruppo di lavoro.
di DOTT.SSA LAURA CAMINITI

http://www.psicologiaok.com/517/lavorare-in-gruppo-lunione-che-fa-la-forza